A Corigliano Calabro Francesco di Paola disvela, dopo 500 anni, la sua prima effigie e mi piace riportare come avvenne la sua Canonizzazione il 1 maggio 1519


A Corigliano Calabro Francesco di Paola disvela, dopo 500 anni, la sua prima effigie

e mi piace riportare come avvenne la sua Canonizzazione il 1 maggio 1519

di P. Giovanni Cozzolino, O. M.

Con questo scritto intendo mettere in risalto le fasi più belle del processo di canonizzazione avvenuta il 1° maggio 1519 (e a Corigliano Calabro per misteriosi disegni, la festa patronale capita proprio il 1° maggio 2019, quasi come se avesse scelto la nostra Città per essere festeggiato!) e cercherò di tratteggiare alcuni episodi e le motivazioni che spinsero papa Leone X a compiere questo grande progetto divino per l’intera cristianità.

Pubblico per la prima volta la foto del porta occhiali del nostro Santo, l’artista ha sigillato con la scritta e con i numeri il tutto,  tanto che posso affermare che la prima effigie di San Francesco di Paola è custodita nel convento di Corigliano Calabro: uno studio storico critico di prossima pubblicazione confermerà quanto affermato!

La popolarità della santità di Francesco di Paola si estese, dopo la sua morte, avvenuta il 2 aprile 1507, oltre che nella Calabria e nel Sud Italia,  anche in buona parte d’Europa e nel contempo si accrebbe il desiderio dei contemporanei di vederlo innalzato alla gloria degli altari.

I promotori e gli organizzatori furono i reali di Francia (ove si rifugiarono i Sanseverino dopo la congiura dei baroni contro re Ferrante di Napoli nel 1485 (fatto importante non solo per l’eremo di Corigliano Calabro, ma per tutti quelli calabresi!), presso i quali Francesco trascorse gli ultimi 24 anni della sua lunga vita dal 1483 al 1507, quale ospite prediletto e legittimo interlocutore di famiglia, accanto a tre sovrani, Luigi XI, Carlo VIII e Luigi XII, che lo hanno venerato dal profondo del cuore.

La voglia e la consapevolezza di dover avviare il progetto della canonizzazione derivò dalla fama e dai miracoli del Paolano che lo additavano non solo in Calabria ma anche in Francia come un “Santo già in vita”: di tutto ciò ne danno ampia conferma coloro che lo hanno conosciuto, che lo ricordano come uomo di santa vita, tanto che sembrava che lo Spirito Santo parlasse attraverso la sua bocca, e che, sentendolo parlare dinanzi ai grandi del Regno di Francia, ritenevano che fosse ispirato da Dio per le cose che diceva e dimostrava.

Riguardo alla canonizzazione bisogna  evidenziare che la notorietà di Francesco derivò anche dal potere laico e da quello ecclesiastico: efficiente ambasciatore di pace della Santa Sede presso i reali di Francia e interlocutore preferito di popoli e sovrani, ruoli che costituirono una premessa per gettare le basi dell’inchiesta canonica.

Ad avviare le prime trattative verso il prosieguo della glorificazione fu la regina di Francia, Anna di Bretagna, moglie di Luigi XII, che si era impegnata in tal senso con un voto, allorquando chiese la guarigione della figlia Claudia, di appena nove anni, colpita da una forte febbre, dinanzi alla quale i medici si erano dichiarati incapaci. La regina si accostò con la preghiera a Francesco affinché intercedesse presso Dio per la guarigione della figlia, facendo voto di promuovere la causa della sua beatificazione. Le orazioni esaudirono in breve tempo la volontà della regina e le cronache del tempo narrano che, mentre il vescovo di Nantes era in visita dalla regina Anna, un messaggero recò la lieta notizia dell’improvvisa e completa guarigione della principessa Claudia.

La regina Anna, per adempiere il voto espresso, tramite il vescovo di Nantes, già ambasciatore di Luigi XII presso la Santa Sede, si rivolse con una supplica al papa Giulio II perché desse inizio alla procedura canonica, iniziando con la raccolta di tutte le informazioni necessarie sulla vita e i miracoli del Servo di Dio per giungere così al riconoscimento solenne della santità di un uomo, che tutti avevano già venerato come santo.

Alla richiesta della regina si unì quella dei Minimi, fatta per mezzo di padre Francesco Binet, primo successore dell’Eremita paolano nella direzione dell’Ordine dei Minimi e postulatore della causa di canonizzazione.

Papa Giulio II, che aveva avuto modo di apprezzare in passato la vita e l’opera di Francesco, approvandone l’ultima redazione della regola dell’Ordine dei Minimi, accolse subito le istanze dei postulatori e il 13 maggio 1512, con il breve “Dilectus filius”, indisse un duplice processo informativo apostolico in Calabria e in Francia, intorno alla vita, alle virtù e ai miracoli di frate Francesco, precisando che tale indagine doveva essere portata a compimento in breve tempo presso quei luoghi ove il canonizzando era nato, vissuto e morto.: è il processo cosentino – turonense.

Intanto, prima della consegna dei processi, il 21 febbraio 1513 moriva papa Giulio II e gli succedeva il cardinale Giovanni de’ Medici, eletto dopo pochi giorni, il 2 marzo, col nome di papa Leone X.

Il nuovo pontefice, che era già a conoscenza della santa vita del Paolano e del procedimento per il riconoscimento del culto, pensò di accelerare il cammino pur rimanendo in attesa dei processi disposti da Giulio II, già avviati in Calabria e in Francia.

Ed il 7 luglio 1513 Leone X ossia autorizzò la venerazione al culto nei conventi dell’Ordine dei Minimi (e come se avesse proclamato “Beato” Francesco di Paola!),  e di celebrarne la festa il 2 aprile:  in questa concessione, non rara in quei tempi prima della canonizzazione, si parla di “buon huomo” passato a miglior vita da soli cinque anni, che sebbene non sia stato iscritto nel catalogo dei santi, potrà essere ritenuto e venerato “per beato” da quanti si recheranno al suo sepolcro, concedendo di celebrare l’annuale memoria liturgica.

A Corigliano Calabro viene esposta quella che secondo i miei studi, è la prima effige (realizzata su tela) del nostro Santo, con la sola aggiunta di Beatus Francisce da Paula, che è antecedente a quella del Bourdichon del 1507, risalente al 1483 (ricordo i Sanseverino e che l’ermo di Corigliano è già stato costruito dal nostro Santo nel 1474-1476!

L’autorizzazione al culto, il carisma e la spiritualità di Francesco attirarono alla sua tomba una moltitudine di fedeli, che diedero fermento e incremento ad ogni forma devozionale; tutto questo contribuì, accanto all’interessamento dei reali di Francia, al prosieguo dell’inchiesta canonica presso la Santa Sede.

Alla morte del re Luigi XII, avvenuta il 1° gennaio 1515, salì sul trono di Francia il duca di Valois, Francesco I, che aveva sposato la principessa Claudia nel 1514, figlia del defunto sovrano.

Anche con i nuovi reali di Francia permane vivo e costante l’interessamento per il prosieguo della procedura canonica, poiché, per le grazie ricevute, essi erano rimasti molto legati all’Eremita paolano da sentimenti devozionali e di gratitudine.

A superare la stasi del processo canonico, seppure per un biennio, fu necessario l’intervento della regina Claudia di Francia, la quale, madre di due bambine, Luisa e Carlotta, desiderava ardentemente la nascita di un figlio maschio che potesse continuare la discendenza sul trono di Francia. Per avverare tale desiderio, la regina si rivolse con le preghiere al Beato Francesco, che ora in Cielo egli poteva intercedere direttamente presso Dio, e alla richiesta aggiunse il voto di promuovere in ogni modo il percorso canonico e giungere rapidamente alla sua glorificazione presso la Santa Sede.

Il sogno dei coniugi francesi si avverò in pochi anni ed ebbero per intercessione del Paolano la nascita del tanto atteso erede al trono di Francia, che venne alla luce il 28 febbraio 1518 e per riconoscenza lo chiamarono Francesco.

Prima che si realizzasse il voto della nascita dell’erede al trono, già dal dicembre 1515 iniziarono a pervenire a papa Leone X e al Sacro Collegio dei Cardinali lettere postulatorie da parte dei reali francesi per sollecitare l’iter canonico e vedere innalzato nel più breve tempo possibile agli onori degli altari il Beato Francesco. Alle insistenti pressioni dei sovrani si associarono le suppliche della nobiltà francese e calabrese, di molte cittadinanze della Calabria, di alti prelati e dello stesso Ordine dei Minimi.

Papa Leone X, pur desideroso di venire incontro alle tante richieste, volle procedere con molta prudenza, ma soprattutto attenersi alla procedura canonica vigente, anche se si trattava di un Servo di Dio noto a tutti i popoli e da poco passato a miglior vita. Emerse, pertanto, la necessità di intraprendere la revisione degli atti processuali esistenti e che l’attenzione venisse concentrata sui miracoli, soprattutto successivi alla data di “beatificazione”.

In tal caso fu necessario ordinare una nuova inchiesta suppletiva di informazioni, che si svolse in Calabria e prese il nome di “Grande Processo Calabro” per la mole documentaria trasmessa dalla regione .

Va evidenziato, inoltre, che la decisione di questo ulteriore processo fece giurisprudenza nell’ambiente cattolico romano, tant’è che ancora oggi, perché un beato sia proclamato santo, c’è bisogno che siano accertati dei miracoli “post mortem”, nuovi rispetto a quelli utilizzati per la beatificazione.

Nel nostro caso, il nuovo miracolo a testimonianza della santità fu la nascita nel 1518 del figlio di Claudia e Francesco I, che la coppia reale attribuì al Beato Francesco.

Un ruolo di grande rilievo venne svolto dal procuratore generale dell’Ordine dei Minimi, padre Binet, che, oltre a sollecitare presso le varie autorità l’invio di lettere postulatorie, seguì nelle varie fasi i lavori dei processi presso la curia romana.

A suffragare la causa di canonizzazione del Paolano, oltre ai processi informativi condotti in Calabria e in Francia, viene in aiuto la relazione dell’uditore di Rota, Giacomo Simonetta, che su richiesta di Leone X preparò un resoconto sulla vita e i miracoli del Beato Francesco da sottoporre ai cardinali e ai vari prelati nel corso dei concistori.

Nella narrazione del Simonetta si scorgono elementi molto importanti che ci consentono di capire la personalità di Francesco; tra questi, l’uditore di Rota, con una frase molto espressiva, ci presenta l’immagine di contemplativo, che Francesco offriva di sé: “Infatti o pregava o sembrava simile ad uno che pregava”; e questo mentre era intento magari alla coltivazione dell’orto o occupato in altri lavori o in altre mansioni della vita quotidiana in convento.

Ed il tanto atteso giorno della canonizzazione arrivò. Il 1° maggio 1519, con grande concorso di popolo, di nobili, nonché da un folto numero di cardinali, papa Leone X, con una cerimonia religiosa in San Pietro, ascrive solennemente nell’albo dei santi Francesco di Paola, morto in Francia da soli 12 anni, e ne fissa la data della commemorazione durante l’anno liturgico al 2 aprile, giorno in cui si ricorda il beato transito.

Preparato minuziosamente in ogni suo aspetto organizzativo, il cerimoniale venne narrato nei minimi dettagli, con una nota di soddisfazione personale, dal maestro delle celebrazioni pontificie, Paride De Grassi, il quale ci ha rivelato, oltre ad alcune difficoltà organizzative indotte dalla presenza del cantiere bramantesco per la ricostruzione della basilica vaticana, gli intrighi e le spinte politiche favorevoli alla canonizzazione e quelle che cercavano di impedirla o per lo meno ritardarla.

Nella sua lunga narrazione sul cerimoniale, Paride De Grassi ci delizia con un quadretto abbastanza singolare relativo all’omelia di papa Leone X durante la messa, il quale rivolse al popolo un elegante discorso d’occasione: “E il Papa, – dice il De Grassi – in modo eloquente, parlò con l’ammirazione dei presenti e degli ascoltatori, nonostante l’elevatezza del suo discorso, con pietà e giustificazione di se stesso e con tanta devozione e purezza di cuore e pianse cosicché a malapena poteva articolare le parole, soprattutto quando pregò Dio di risparmiarlo se avesse osato volgere lo sguardo al cielo e a così grande presunzione, che lui stesso era il più grande peccatore e a malapena meritava di essere annoverato tra i cristiani e ora osava inserire qualcuno tra i santi, e diceva queste parole non al plurale, come al solito per un Papa, ma al singolare, come un uomo qualsiasi, cosa che fu molto apprezzata, insieme con le altre, dai presenti. E infine concluse dicendo di voler ancora pregare…”.

Si racconta che, a spingere papa Leone X alla rapida canonizzazione, sia stata la profezia che Francesco gli fece, quando, di passaggio da Roma nel viaggio verso la Francia, lo incontrò bambino assieme al padre Lorenzo de’ Medici. Secondo la tradizione gli avrebbe detto: “Io sarò santo, quando voi sarete papa”.

A dire dei biografi dell’epoca, la felice decisione del supremo clero romano di giungere alla celebrazione della santità di Francesco non derivò tanto dai miracoli, che tennero desta l’attenzione del Vaticano nei confronti della nuova realtà religiosa, quanto piuttosto dalla spiritualità e dallo stile di vita del Paolano che la caratterizzavano e che potevano costituire un salutare esempio per tutti i cristiani di ogni tempo.

Un altro aspetto positivo, da non sottovalutare, è stato l’ottimo rapporto diplomatico tra la Santa Sede e il governo francese, che consentì un buon prosieguo dell’iter burocratico in tempi brevi, e grande merito in tale circostanza va attribuito ai sovrani transalpini – i veri patrocinatori della canonizzazione – per il sostegno spirituale, politico ed economico secondo le usanze e le esigenze dell’epoca.

Nel documento pontificio “Excelsus Dominus”, che sancisce la santità di Francesco, Leone X inizia col parlare del paolano come di un dono di Dio, il quale ha inviato nella sua vigna un “uomo forte”, che ha decorato la Chiesa in tempi nebbiosi, dal momento che combatté contro le ingiustizie del mondo, la carne e i dèmoni, illuminando con il fulgore della sua lampada le tenebre dei tempi attuali.

Il papa ripete continuamente nella bolla che tutti i momenti importanti, che determinarono la vocazione e la missione di Francesco, sono stati ispirati dallo Spirito Santo: “è stato posto nel mondo – dice il papa –, che biblicamente è il campo o la vigna del Signore, perché in esso potesse spargere il seme della vita nello Spirito”. Cosa che egli ha fatto attraverso la testimonianza di vita, e la famiglia religiosa da lui generata appare come il seme più bello da lui seminato nella Chiesa.

Il pontefice, oltre a descrivere i momenti salienti dell’iter vocazionale di Francesco, da eremita a Fondatore e da uomo a Santo, che sono scanditi dall’intervento dell’alto, inserisce nella bolla l’aspetto dell’umanità, parlando della sua personalità: “Nell’accoglienza e nella conversazione Francesco era tanto affabile e umano che tutti coloro che avevano provato la sua compagnia rimanevano attratti e ricreati dalle sue coinvolgenti parole e dall’arcana dolcezza del suo modo di conversare e come pieni di Spirito divino”.

Inoltre, Leone X riserva un’attenzione particolare a come Francesco abbia praticato le virtù dell’umiltà e della pazienza e lo definisce uomo “costantissimo e pazientissimo”. Accanto a queste virtù, il pontefice non manca di esaltare l’aspetto taumaturgico di Francesco: egli pone l’origine e la causa di questo suo potere nella presenza della grazia divina, che aveva totalmente avvolto la sua umanità.

Un altro aspetto che Leone X tende a mettere in evidenza nella bolla di canonizzazione, per ben due volte, è il riferimento all’Ordine fondato dal Paolano, che è detto dei “Minimi”, sottolineando la portata spirituale, insita in detto nome, per il progetto di vita religiosa proposto dall’Ordine. Pertanto – annota il pontefice – Francesco deve essere considerato, quale fondatore e autore di una Regola di vita, non come padre primario, ma come fedele seguace e innovatore degli antichi padri.

Per il presente articolo ho tenuto presente:

 

  • Daniele Macris e Giuseppe Talarico, “La canonizzazione di San Francesco di Paola”, Pubblisfera Edizioni,, San Giovanni in Fiore, 2012.
  • Giuseppe Roberti, “San Francesco di Paola: storia della sua vita”, Tipografia IPSI – Pompei, 1963.
  • Giorgio Leone, “In margine all’iconografia di san Francesco di Paola”, in “Prima e dopo San Francesco di Paola – Continuità e Discontinutà”, Raccolta di studi a cura di Benedetto Clausi-Pierantonio Piatti-Battista Sangineto, Abramo Editore, 2012.
  • Galuzzi, Origini dell’ Ordine dei Minini, PUL, 1967.
  • Rocco Benvenuto, “ Il santuario di Corigliano Calabro contiene la più antica effigie di San Francesco di Paola, in la “Gazzetta del Sud”, 2012.

 

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