Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra contro di lei

Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra contro di lei

di don Vincenza Carnevale
Non può condannare Gesù, il Figlio mandato dal Padre a salvare il peccatore, perché Egli non vuole la sua morte ma che si converta e viva.
La Misericordia sì è Grazia incondizionata, al fine di spingerci a deciderci a ricominciare una nuova vita e non ripetere lo stesso errore e peccato; ‘Và e d’ora in poi non peccare più!’ L’uomo (il cristiano) non è il suo peccato, ma rimane sempre figlio di Dio, nonostante i suoi peccati, al quale Dio dona sempre il perdono e concede la Sua misericordia e, anche, la grazia di non peccare più in avvenire! Il vero peccato, che rompe ogni possibilità di essere salvato, è quello di non credere al Suo amore e non fidarsi e non obbedire alle Sue parole (Vangelo).
Dopo il peccato perdonato, l’inizio di una vita nuova e la speranza di un nuovo futuro: aprirò anche nel deserto una strada e lo guiderò, immetterò fiumi nella steppa e lo disseterò e condurrò alla piena e definitiva liberazione il popolo, che ‘ho plasmato per Me e che, per Me celebrerà, le Mie lodi’ (Prima Lettura). Dio è Pastore che guida e conduce, difende e rialza il Suo popolo non solo nel primo Esodo, la liberazione dall’Egitto e il cammino verso la Terra Promessa, ma, altresì, ha liberato i Superstiti dall’esilio babilonese e li ha ricondotti in patria. Anche oggi Egli apre per noi una strada nel mare e sentieri in mezzo a fiumi travolgenti: fa sempre cose nuove e nuove tutte le cose!
Noi dobbiamo saperle scorgere e cogliere nei Suoi ‘germogli’, piccoli segni, e imbroccare la Sua strada e dissetarci ai Suoi fiumi che ha aperto e immesso nei nostri deserti di cattiveria, di odio, di egoismo, di onnipotenza, pronti sempre a scagliare la prima pietra sugli altri senza guardarci dentro noi e lasciarci convertire i nostri deserti aridi e pietrosi, in giardini fioriti e fecondi dal Dio che fa sempre cose nuove e in Gesù Cristo che mai condanna e ridona dignità e futuro.
Nella seconda Lettura, l’Apostolo ci parla di guadagno e di perdita, di ciò che vale e ciò che è solo spazzatura, di giustizia derivante dalla Legge e della Giustizia di Dio che viene dalla fede in Cristo; della ‘sublimità della conoscenza di Cristo Gesù’, della partecipazione alle Sue sofferenze, facendoci ‘conformi alla Sua morte, nella speranza della risurrezione dei morti’; di una meta da raggiungere da quanti sono stati conquistati da Cristo Gesù, attraverso la corsa da accelerare sempre più, combattendo la buona battaglia della fede in Lui che viene da Dio.
Noi Cristiani
stiamo correndo verso la meta, alla quale Dio ci chiama per farci dono di essere resi partecipi della risurrezione del Figlio Suo Gesù Cristo? Le nostre corse conducono alla Sua meta o nelle nostre ‘spazzature’? I nostri guadagnisono finalizzati ‘a guadagnare Cristo e ad essere trovati in Lui’? Siamo attirati e afferrati da Cristo Risorto o da chi o da cosa? Stiamo correndo verso la meta, la vita e risurrezione o verso la morte? Stiamo correndo o restiamo immobili, indifferenti e apatici, immersi e soffocati da tante cose e miraggi che sono solo ‘perdita’ e ‘spazzatura’?
Liberiamoci da tutto ciò
che frena questa corsa, quelle cose che sono ‘spazzatura’ di fronte alla comunione con Cristo che oggi con l’adultera ha rivelato che Egli è la Misericordia del Padre che mai può condannare perché solo sa amare e perdonare. Quella donna condannata alla lapidazione dalla legge degli uomini è salvata ‘dalla giustizia che viene da Dio’. Che fine orrenda e orribile avrebbe fatto quella ‘donna’ per mano di quei falsi e ipocriti giudici carnali, se non avesse incontrato Gesù che ha smascherato quei veri peccatori, incalliti e rifugiati nella Legge! Anche se questi, nel voler lapidare la donna, volevano, in realtà, eliminare Gesù, Egli, il Figlio di Dio, pietoso e misericordioso, offre anche a loro la possibilità di convertirsi: ma ‘quelli se ne andarono uno per uno e Lo lasciarono solo’!
Usano la Legge di Mosè, come pretesto, per lapidare una adultera e ‘mettere alla prova’ Gesù, ed avere un motivo per accusarLo ed eliminarLo, e sono con le pietre in mano, impazienti di scagliarle contro di lei. Quel giorno, se non ci fosse stato Gesù a ridonarle dignità di donna e possibilità di iniziare un’esistenza nuova, smascherando, con il Suo silenzio prima e con le Sue parole poi, l’orrenda ipocrisia di quegli spudorati veri peccatori, arcigni accusatori e giudici spietati, scribi e farisei, che fine orrenda avrebbe subito quella figlia di Dio!

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