PADRONE, LASCIALO ANCORA QUEST’ANNO, FINCHÈ GLI AVRÒ ZAPPATO ATTORNO E AVRÒ MESSO IL CONCIME!

III Domenica di Quaresima 24 marzo 2019

PADRONE, LASCIALO ANCORA QUEST’ANNO, FINCHÈ GLIAVRÒ ZAPPATO ATTORNO E AVRÒ MESSO IL CONCIME

di don Vincenzo Carnevale
La Parola, oggi, ci vuole porre davanti alle nostre responsabilità personali e comunitarie e ci fa scoprire la necessità urgente di ‘metanoia’, senza piùproroghe e fughe! A tutti e a ciascuno di noi è richiesto quel cambiamento interiore radicale che ci liberi finalmente dalla nostra sterilità e ci renda capaci ed idonei a portare e donare i nostri frutti, a lungo e invano attesi sia dal padrone, che ci ha piantati nella sua vigna, sia dal vignaiolo che ci ha curati e potati con amore e pazienza.
Gesù, il Vignaiolo buono, che vuole sperare, vuole avere fiducia, chiede alPadrone (il Padre) di voler concedere altro tempo, affinché alla nostra perdurante sterilità, quanto prima, possa subentrare, attraverso la conversione del cuore, la fioritura e frutti buoni e abbondanti. Il tempo, che ci viene ancora concesso, è grazia e fiducia di Dio che vuole sperare che,prima o poi, ci decidiamo a donare i frutti dovuti. Questa paziente misericordia, però, deve smuoverci a rispondere a tanta fiducia, prima che possa essere troppo tardi. L’urgenza della conversione (metanoia) ci impone di ascoltare la Parola di Dio, per cominciare a pensare come Egli pensa ed agire seguendo il Suo volere per portare frutti che Egli si aspetta. Il fico è stato piantato dal padrone e curato dal vignaiolo, suo figlio che, alla sua decisione di tagliarlo, lo supplica di usare ancora speranzosa pazienza. La conversione nasce dal prendere coscienza del fine per cui siamo, come il fico è per il frutto! La conversione alla quale siamo chiamati è descritta come rinuncia al male e ai progetti personali per fidarsi e seguire il volere di Dio. Nella prima Lettura, siamo chiamati alla conversione, attraverso la manifestazione della Santità di Dio, che si presenta come: ‘Io-Sono’, Colui che è, misteriosamente, sempre presente nella Storia del Suo popolo, ne ha osservato la sua miseria ed è a conoscenza delle sue umiliazioni, oppressioni esofferenze e, per questo, ‘è sceso’ a liberarlo dalla schiavitù e ‘farlo salire verso la terra, dove scorre latte e miele’. Nella seconda Lettura, siamo ancora chiamati a convertirci per non ricadere negli stessi peccati di infedeltà del popolo elettoe non desiderare ‘le cose cattive’ che questi desiderò. Infatti, tutte queste cose sono state scritte per nostro ammonimento e perché non cadiamo negli stessi errori del passato. Così, Paolo ci invita a guardare e a considerare gli errori del ‘passato’come severo ammonimento ed esigente risoluzione a non voler ricadere negli stessi mortiferi peccati. Nel Vangelo, Gesùè molto più esplicito e categorico riguardo gli errori del passato e, mettendoci in guardia a non voler ripetere gli stessi peccati, ci ammonisce: ‘Io vi dico, se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo’. A Gesù, infatti, non importa cercare i colpevoli dei due fatti accaduti, ma convincerci che quelli, che hanno subito le relative sciagure, non erano più colpevoli di noi che non le abbiamo subite! Questo, perciò, Gesù vuole farci capire, invitandoci a lasciarci convertire per non perire allo stesso modo! La più urgente conversione riguarda l’Immagine che ci siamo costruiti di Dio: dobbiamo convertirla e conformarla a quella che Gesù, il Figlio, ci rivela nel Vangelo! E chi più del Figlio può rivelarci chi è il Padre Suo e Padre nostro? Non è stato Dio – precisa Gesù – a permettere di ammazzare quelle persone nel Tempio e non è stato Lui a far crollare quella torre su quei diciotto sventurati! Se Dio dovesse castigare secondo i peccati commessi, chi di noi potrebbe sussistere? La grave responsabilità di questi mali, che ci rovinano e distruggono la vita, è solo nostra, ci dice Gesù e, qualche giorno fa, ce lo hanno rinfacciato tutti i Bimbi del mondo che, come e con Gesù, ci hanno ricordato che se nonci convertiamo al più presto, anche loro non potranno più rimediare ai nostri peccati e tutti ‘periremo allo stesso modo’ eper sempre! Se quel fico che, da tre anni, non porta frutti, rischia di essere tagliato e buttato nel fuoco, io, che da molti anni non porto i frutti dovuti, cosa rischio? Anche se Gesù dalla Sua croce, continua ancora a chiedere al Padre di‘perdonarci perché non sappiamo quello che facciamo’ e di prorogareogni decisione di taglio per di darci ulteriore proroga, nella speranza che ci convertiamo e portiamo i frutti sperati, non possiamo più abusare della Sua misericordia e continuare a barare e a procrastinare la nostra conversione. Allora, dal mio Vignaiolo Gesù, che ha preso le mie difese e mi ha dato ancora fiducia, mi lascerò zappareattorno, fino alle mie radici (intimità) per lasciarmi concimare con la Sua grazia e potare, senza reazioni scomposte e ribelli, certamente questa volta, in questa Quaresima, comincerò a portare quei frutti per cui sono stato piantato nella vigna del Signore. Ascoltando laprovocazione di Paolo: ‘chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere’ e l’imperativo categorico di Gesù: ‘se non vi convertite, perirete tutti allostesso modo’, io che cosa aspetto a lasciarmi convertire dalla pazienza e misericordia di Dio e cosa ritarda, ancora, ed impedisce la mia conversione?

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 3a domenica di quaresima 24 marzo 2019 def

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