V Centenario della Canonizzazione: perché san Francesco di Paola suscita tanto fascino ancora oggi?

 

V Centenario della Canonizzazione: perché san Francesco di Paola suscita tanto fascino ancora oggi? ( 1. continua)

di P. Giovanni Cozzolino, O.M.

Perché? Cosa spinge i devoti, sparsi nel mondo, a ricorrere alla sua intercessione, pur essendo egli vissuto tanto lontano da noi (1416-1507) e proclamato “santo subito”, nel 1519?  Qual è il fascino che emana dalla sua vita, dalla sua spiritualità, dalla sua umanità?  Perché gli uomini andavano da lui? E perché gli uomini di oggi si affidano alla sua carità?  Chiese, conventi, piazze e strade sono dedicati a San Francesco di Paola.  La pietà, le festività con tutto il folklore tipico di ogni località, la presenza di molti terz’ordini, sono una testimonianza che la sua persona e la sua santità hanno un particolare fascino anche nel mondo di oggi.

Penso si possono individuare, tra le tante caratteristiche della santità di quest’uomo di Dio, gigante di santità, alcune che certamente costituiscono il punto di riferimento per la gente di ieri, e per quella di oggi:  Francesco viene ammirato come uomo di fede, uomo di gioia, uomo di accoglienza.

San Francesco di Paola è l’uomo della preghiera con il cuore penitente

Afferma Papa Francesco: “Invito tutto il santo Popolo fedele di Dio all’esercizio penitenziale della preghiera e del digiuno secondo il comando del Signore, che risveglia la nostra coscienza, la nostra solidarietà e il nostro impegno per una cultura della protezione e del ‘mai più’ verso ogni tipo e forma di abuso. E’ impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio”. …L’auspicio, infine, che digiuno e  preghiera “aprano le nostre orecchie al dolore silenzioso dei bambini, dei giovani e dei disabili. Digiuno che ci procuri fame e sete di giustizia e ci spinga a camminare nella verità appoggiando tutte le mediazioni giudiziarie che siano necessarie”. Digiuno che “ci porti a impegnarci nella verità e nella carità con tutti gli uomini di buona volontà e con la società in generale per lottare contro qualsiasi tipo di abuso sessuale, di potere e di coscienza” (Papa Francesco: Lettera al popolo di Dio).

Ciò è il cuore del carisma penitenziale di san Francesco di Paola: chi va da lui, ha bisogno di aiuto nei mali fisici e spirituali; viene accolto con umanità, e riceve fede, gioia e guarigione da tanti mali, ritenuti inguaribili. Politici e amministratori di quel tempo non potevano dare questa ricchezza spirituale, nè avevano la preoccupazione sociale e politica di stare accanto agli ultimi; e di sentire, come fa Francesco, le voci della disperazione e del dolore. Ecco perché ha suscitato tanto fascino nel suo tempo; ed ecco anche perché il mondo di oggi non lo dimentica. I suoi eremitaggi di Paola, Paterno, Corigliano, Milazzo, sono oggi meta di continua presenza di devoti.

Su quelle colline vi è soltanto un uomo di preghiera e di penitenza, con l’animo aperto alle sofferenze del mondo. Scrive il suo discepolo nella prima biografia: «Cose grandi e miracolose faceva il buon Padre con la grazia di Dio, al quale nulla è impossibile. Infatti, oltre a digiunare ogni giorno, spesso restava chiuso nella sua cella, senza prendere alcun cibo; nessuno, infatti, riusciva a vederlo mentre prendeva cibo. Restava così per otto giorni, e a volte dodici e anche di più».  Gli uomini di preghiera e di penitenza, come Francesco, sono sempre amati e ricercati dalla pietà umana. Ecco perché si va lassù, sulle colline eremitiche.

L’Anonimo biografo, descrivendo alcuni tratti del cammino penitenziale di Francesco, ci permette di capire il perché di tanta devozione. «Il buon Padre rimase, per tutto il tempo della quaresima, chiuso nella sua cella, e nessuno, per quanto sappia, lo ha visto mangiare o bere. Durante questo tempo, i paolani spesso andavano alla porta della sua cella per romperla, pensando e credendo che egli fosse morto. Ma una volta, quando iniziarono a romperla, il buon Padre fece capire con un segno che non era morto. Allora quegli uomini rimasero tranquilli e gli stessi frati stupiti». Sui suoi prodigi, lo stesso Anonimo fa una sintesi: «Bisogna sapere che Dio onnipotente, per le preghiere e l’intercessione del buon Padre, guarì molte persone di diverse categorie da molte infermità (fistole, febbri, dolori di testa e altri mali): guarigioni miracolose che sarebbe quasi impossibile enumerare». Anche i testimoni dei vari Processi di canonizzazione vedono frate Francesco come uomo di penitenza e di preghiera, aperto al mondo degli ultimi e dei sofferenti (1. continua).

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