Come essere giornalisti secondo La Lettera ai Procuratori dell’Eremo di Corigliano di San Francesco di Paola, letta alla luce del Magistero di Papa Francesco!


Come essere giornalisti secondo La Lettera ai Procuratori dell’Eremo di Corigliano di San Francesco di Paola, letta alla luce del Magistero di Papa Francesco!

 

di P. Giovanni Cozzolino, O. M.

 

Trovo alcuni elementi nella La Lettera ai Procuratori dell’Eremo di Corigliano di San Francesco di Paola del 1486 che, a mio avviso, devono essere i punti fondamentali per essere veri e profondi per essere seri giornalisti:

Essi sono:

1) Amore per la verità

Papa Francesco dimostra di comprendere a fondo il mestiere del cronista. E tuttavia, non rinuncia ad alzare l’asticella del mestiere verso i suoi valori più nobili. Anche se il flusso mediatico va di corsa tra “tempi di consegna” scadenze, “è indispensabile fermarci a riflettere su ciò che stiamo facendo e come lo stiamo facendo”. Cominciando, indica, dall’amore per la “verità”, “fondamentale” per chi, pubblicando notizie, scrive in certo senso ogni giorno “la prima bozza della storia”:

“Amare la verità vuol dire non solo affermare, ma vivere la verità, testimoniarla con il proprio lavoro . La questione qui non è essere o non essere un credente. La questione qui è essere o non essere onesto con sé stesso e con gli altri. La relazione è il cuore di ogni comunicazione. Questo è tanto più vero per chi della comunicazione fa il proprio mestiere. E nessuna relazione può reggersi e durare nel tempo se poggia sulla disonestà”.

 

2) Giornalismo e dimensione sociale

C’è poi un secondo atteggiamento che sta a cuore a Francesco, che sprona i giornalisti a “vivere con professionalità”. Non si tratta, precisa, di fermarsi al recinto della deontologia, ai doveri scritti nei codici, ma di “interiorizzare il senso profondo del proprio lavoro”:

“Da qui deriva la necessità di non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici. Compito del giornalismo, oserei dire la sua vocazione, è dunque – attraverso l’attenzione, la cura per la ricerca della verità – far crescere la dimensione sociale dell’uomo, favorire la costruzione di una vera cittadinanza”.

 

3) Rispettare la dignità delle persone

Tutto quanto del Papa è un appello alla coscienza del giornalismo, che nella sua lunghissima storia ha annoverato tante “schiene dritte”. Un giornalismo sano, afferma Francesco, è quello che evita le chiacchiere ma informa sempre rispettando la “dignità umana”:

“Un articolo viene pubblicato oggi e domani verrà sostituito da un altro, ma la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre. Certo la critica è legittima e dirò di più: necessaria, così come la denuncia del male, ma questo deve sempre essere fatto rispettando l’altro, la sua vita, i suoi affetti. Il giornalismo non può diventare un’’arma di distruzione’ di persone e addirittura di popoli. Né deve alimentare la paura davanti ai cambiamenti o fenomeni come le migrazioni forzate dalla guerra o dalla fame”.

 

4) Fattore di bene comune

Quanto sarebbe bello che il giornalismo sapesse raccontare le vicende di tante donne e tanti uomini che giorno dopo giorno, con dignità e fierezza, affrontano le questioni della malattia, della mancanza del lavoro, dell’impossibilità a costruire un futuro. Perché non coltivare il gusto per le notizie buone, quelle che non fanno mai capolino tra i grandi titoli dei giornali e della Tv che sembrano preferire tutto ciò che è segnato da violenza e da sopraffazione?.

“Auspico, afferma Papa Francesco, che sempre più e dappertutto il giornalismo sia uno strumento di costruzione, un fattore di bene comune, un acceleratore di processi di riconciliazione; che sappia respingere la tentazione di fomentare lo scontro, con un linguaggio che soffia sul fuoco delle divisioni, e piuttosto favorisca la cultura dell’incontro”.

Concludo, augurandovi di essere veri portatori di una notizia che crea vita, speranza, pace, relazione.

 

 

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