3 Febbraio 1483: 536 anni fa Francesco di Paola lasciava la sua amata Calabria!

francesco calabriaRicordi del S. Padre  S. Francesco   ai suoi Religiosi  prima di partire per la Francia

Figli miei che tanto v’amo in Cristo, già mi parto da voi per la Francia, perché me lo comanda iddio ed il pontefice Romano. perciò per non mancare all’amore di Padre, che v’ ho generati in Cristo, nè al debito di Superiore, vi raccomando sopra ogni altra cosa l’amore del nostro pietosissimo Padre celeste, cui dovete amare e servire con tutte le forze e purità di cuore: e la scambievole carità in prima fra voi, e poi con tutti gli altri padri e fratelli da qui assenti.
Attendete a mortificare le vostre membra colla salutevole e discreta penitenza, colla quale sarete sempre liberi dal cadere nei lacci del diavolo, il quale non sa vincere che solo i pigri e i neghittosi. Nei travagli di questa vita miserabile, l’uno aiuti l’altro, sopportate volentieri il peso della religione, che così compirete alla legge di gesù Cristo benedetto, come c’insegna l’Apostolo. Ubbidite con umiltà ai vostri superiori, perché, come sapete, l’ubbidienza è il fondamento della Religione. L’uno compatisca con amore i difetti dell’altro. Vi esorto alla perseveranza della santa vocazione, in cui il nostro Dio vi ha pietosamente chiamati, perché solo ai perseveranti si dà la corona, e indarno si comincia l’opera buona, se non si conduce al fine. Procurate con santa emulazione avanzarvi nelle virtù, in cui Vi ho incamminati, e particolarmente nella carità, umiltà e penitenza. Vi incarico di pregare Nostro Signore per l’esaltazione della S. M. Chiesa, ed accrescimento della nostra umile Congregazione.
io poi a quel che ho veduto e so di tutti i nostri frati, confido tanto di loro, che non mi pare abbiamo bisogno di altri superiori, che dei conventuali. Nondimeno, per maggior merito, ed affinché le cose procedano più ordinatamente, per vice generale nomino il P. Fra Paolo da Paterno, il quale avrà la sopraintendenza di tutti i monisteri, a cui ubbidirete come alla nostra propria persona.
E tornovi a raccomandare molto davvero la carità fra di voi superiori, non frammettendosi l’uno nell’uffizio dell’altro, e che vi siano molto a cuore i Padri e Fratelli. Provvedeteli quanto per voi si potrà, nelle loro necessità sia di cose spirituali, che di temporali ordinate all’anima. Farete osservare con ogni possibile maniera la Regola che vi lascio. Scrivetemi spesso di voi, e di tutti cotesti nostri monisteri, e quei che riceverete al nostro abito, dei quali mi informerete  minutamente chi siano, e quali e quanti, procurando di rimetterli in ispirito. E sempre avvisatemi del tutto con lettere, le quali mi invierete per via dell’ambasciatore del re cristianissimo, che in Roma risiede.
Questi ricordi che vi lascio scritti, vi prego di volerli leggerli in pubblica adunanza una volta la settimana, sì perché non trascuriate di osservarli per dimenticanza, dando buon esempio di voi, come fin qui avete fatto, e sempre avanzandovi in virtù, sia ancora perché vi ricordiate di raccomandarmi a Dio, il quale resti con voi e venga meco (29).

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